Come calcolare il margine di un preventivo prima di inviarlo

Come calcolare il margine di un preventivo in tre passaggi: costi diretti, ore interne e buffer. Senza sorprese a fine lavoro.

16 Luglio 2026 · 5 minuti di lettura

Come calcolare il margine di un preventivo prima di inviarlo

Un preventivo sbagliato non si vede quando lo mandi: si vede quando chiudi il lavoro e i conti non tornano. Calcolare il margine prima di inviare un preventivo richiede meno di dieci minuti, ma quasi nessuno lo fa in modo sistematico. Questo articolo spiega come farlo, con una struttura che funziona anche su un foglio di carta.

Perché il margine va calcolato prima, non dopo

Quando si prepara un preventivo, l’attenzione va quasi sempre sul prezzo finale: quanto può pagare il cliente, quanto hanno chiesto i concorrenti, quanto sembra ragionevole. Il margine resta sullo sfondo.
Il risultato è che si accettano lavori in perdita senza saperlo. Non per ingenuità, ma perché i costi sono distribuiti e invisibili finché non li si somma tutti insieme.
Il margine di un preventivo è la differenza tra il prezzo che fatturi e il costo totale che sostieni per produrre quel lavoro. Se non lo calcoli prima, stai accettando un impegno senza sapere se ti conviene.

I tre componenti del costo da sommare

1. Costi diretti e materiali

Sono i più semplici da identificare: fornitori, materiali, licenze, subappaltatori, spese di trasferta attribuibili a quel lavoro specifico.
La regola è una sola: se non ci fosse questo lavoro, quella spesa non ci sarebbe. Se sì, è un costo diretto.
Esempio: un grafico che usa un font a pagamento solo per quel cliente, un artigiano che acquista materia prima su misura, un consulente che prende un treno per un sopralluogo.

2. Ore interne

Questo è il punto dove i conti si perdono più spesso. Le ore interne hanno un costo, anche quando non si paga qualcuno a ore.
Per calcolarle serve un costo orario interno. Se sei un freelance, si parte dal reddito annuo che vuoi ottenere, si aggiungono contributi e tasse, si divide per le ore effettivamente fatturabili nell’anno (non 1.760: tolti ferie, malattie, formazione e amministrazione, si arriva spesso a 1.000-1.200 ore).

Voce Esempio
Reddito netto annuo desiderato 40.000 €
Contributi e tasse stimati 18.000 €
Costo lordo annuo 58.000 €
Ore fatturabili stimate 1.100
Costo orario interno 52,7 €/ora

Se lavori con collaboratori, il costo orario è il loro costo del lavoro effettivo diviso per le ore disponibili, non le ore lavorate.
Stima le ore per ogni fase del lavoro, moltiplicale per il costo orario, e somma tutto.

3. Quota di costi fissi e overhead

Affitto, software, commercialista, telefono, assicurazioni: sono costi che esistono indipendentemente dal singolo lavoro, ma vanno coperti da qualche parte. Se non li includi nel preventivo, li paghi di tasca tua.
Il metodo più semplice: somma i costi fissi mensili, dividili per il numero di commesse o di ore fatturabili al mese, e aggiungi quella quota a ogni preventivo.
Esempio: 2.000 € di costi fissi mensili, 90 ore fatturabili al mese 22 €/ora di overhead da aggiungere al costo orario interno.

Come si calcola il margine

Una volta sommati i tre componenti, il calcolo è diretto.
Costo totale = costi diretti + (ore stimate × costo orario comprensivo di overhead)
Margine lordo = prezzo preventivato − costo totale
Margine percentuale = (margine lordo / prezzo preventivato) × 100
Un margine del 20% su un lavoro da 5.000 € significa 1.000 € di utile lordo prima delle imposte. Un margine del 5% significa 250 €: se il lavoro va lungo di due ore, sei già in perdita.
Non esiste una soglia universale giusta, ma sotto il 15% su lavori a tempo indeterminato il rischio di chiudere in rosso è alto. Lavori con costi fissi e tempi certi possono stare anche più bassi; lavori creativi o consulenziali, dove le revisioni si moltiplicano, hanno bisogno di più margine di sicurezza.

Il buffer per le impreviste

Le ore stimate sono sempre ottimistiche. Una regola empirica: aggiungi il 15-20% alle ore stimate per i lavori nuovi, il 10% per i lavori ricorrenti con un cliente che conosci bene.
Questo non è un trucco per gonfiare il preventivo: è il riconoscimento che la stima è una previsione, non una certezza. Se il lavoro va liscio, quel buffer diventa margine aggiuntivo. Se va storto, copre il danno.
Chi usa un gestionale trova questi calcoli già strutturati — in BMup, per esempio, il costo interno si imposta una volta e si riutilizza su ogni riga del preventivo — ma la stessa cosa si fa con una tabella in un foglio di calcolo.

Quando il margine non basta: il segnale da non ignorare

Calcolare il margine prima di inviare il preventivo serve anche a prendere una decisione consapevole: accettare il lavoro, rinegoziare il prezzo, o rifiutare.
Se il margine calcolato è troppo basso per essere sostenibile, hai tre opzioni:

  • Ridurre il perimetro del lavoro per abbassare i costi, mantenendo il prezzo.
  • Aumentare il prezzo e spiegare al cliente cosa include.
  • Non accettare il lavoro, se non si riesce a trovare un equilibrio.

La terza opzione sembra controintuitiva, ma un lavoro in perdita sottrae tempo a lavori migliori e crea aspettative difficili da gestire nei rapporti futuri con lo stesso cliente.
Un preventivo è una proposta commerciale, non un obbligo di accettare qualsiasi condizione. Sapere il margine prima di inviarlo ti dà la base per negoziare invece di cedere.
Il calcolo del margine non garantisce che il lavoro andrà bene, ma elimina la categoria degli errori evitabili: quelli in cui si accetta qualcosa senza avere i numeri davanti.

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