Cliente non paga la fattura: cosa fare step by step per PMI
Fattura insoluta e non sai come muoverti? Ecco la procedura completa per PMI e freelance: dal primo sollecito al decreto ingiuntivo.

Quando un cliente non paga, la maggior parte delle PMI aspetta troppo e poi reagisce in fretta
Si crede che basti un messaggio gentile e il problema si risolva da solo. Nella realtà, ogni settimana di attesa riduce le probabilità di recupero e lascia il creditore in una posizione più debole. Questa guida percorre i passi concreti da seguire quando un cliente non paga una fattura: dal primo contatto informale fino agli strumenti legali disponibili, con indicazione di cosa fare, quando farlo e dove di solito si perde tempo.
Passo 1 — Verifica la situazione prima di muoverti
Prima di contattare il cliente, controlla tre cose:
- La fattura è stata consegnata correttamente? Per le fatture elettroniche, verifica che il Sistema di Interscambio abbia rilasciato la ricevuta di consegna. Una fattura rifiutata o non recapitata non è esigibile finché non viene corretta.
- La scadenza è quella giusta? Controlla i termini pattuiti: 30, 60 o 90 giorni dalla data di emissione o dalla data di ricevimento? Un errore qui compromette ogni sollecito successivo.
- Hai documentazione del lavoro svolto? Email di approvazione, ordine firmato, verbale di consegna: raccoglili adesso, non quando servono in tribunale.
Cosa va storto: molte PMI mandano il primo sollecito senza aver verificato che la fattura fosse effettivamente arrivata. Il cliente risponde che non l’ha mai ricevuta, e il creditore perde credibilità.
Passo 2 — Il primo contatto: informale e documentato
Se la scadenza è passata da meno di dieci giorni, un contatto diretto — telefonata o messaggio — è sufficiente. L’obiettivo non è mettere pressione, ma capire se c’è un problema tecnico, un disguido amministrativo o qualcosa di più serio.
Come impostarlo:
- Riferisciti alla fattura per numero e importo.
- Chiedi conferma della ricezione e un’indicazione sulla data di pagamento.
- Annota data, ora e contenuto della conversazione.
Anche questo passo va documentato. Una telefonata senza traccia scritta non esiste, dal punto di vista legale.
Cosa va storto: il tono diventa difensivo o aggressivo, il cliente si irrigidisce, e si brucia la possibilità di un accordo rapido. In questa fase conviene restare neutri.
Passo 3 — Il sollecito formale scritto
Se il contatto informale non ha prodotto risultati entro cinque-sette giorni lavorativi, si passa al sollecito formale cliente: una comunicazione scritta, inviata via email con ricevuta di lettura o — meglio — via PEC.
Cosa deve contenere
| Elemento | Note |
|---|---|
| Numero e data della fattura | Identifica il credito senza ambiguità |
| Importo dovuto | Comprensivo di IVA |
| Data di scadenza originaria | Stabilisce il ritardo |
| Termine per il pagamento | Di solito 7-15 giorni dalla data del sollecito |
| Riferimento agli interessi di mora | Dal D.Lgs. 231/2002, applicabili automaticamente nelle transazioni commerciali B2B |
| Tono | Formale, non minaccioso |
Fac-simile di testo
Oggetto: Sollecito di pagamento — Fattura n. [XXX] del [data]
>
Gentile [Nome/Ragione sociale],
con la presente siamo a ricordarLe che la fattura n. [XXX] del [data], dell’importo di € [importo] IVA inclusa, risulta scaduta in data [data scadenza] e non ancora saldata.
>
La invitiamo a provvedere al pagamento entro il [data, 10-15 giorni], comunicandoci l’avvenuto bonifico.
>
Decorso tale termine, ci vedremo costretti ad avviare le procedure di recupero del credito previste dalla legge, con addebito degli interessi di mora maturati ai sensi del D.Lgs. 231/2002.
>
Restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cosa va storto: il sollecito viene mandato via WhatsApp o da un indirizzo email personale. Non ha valore probatorio adeguato. Usare sempre la PEC aziendale o almeno la email ufficiale con richiesta di conferma lettura.
Passo 4 — Gestione dei crediti scaduti: valuta la situazione del cliente
Prima di procedere con azioni legali, vale la pena capire con chi si ha a che fare. Un cliente in difficoltà temporanea si gestisce diversamente da uno che non ha intenzione di pagare.
Segnali che indicano difficoltà reale:
- Ha pagato regolarmente in passato.
- Risponde alle comunicazioni, anche se con ritardo.
- Propone un piano di rientro.
Segnali che indicano malafede o insolvenza strutturale:
- Non risponde a nessun canale.
- Ha cambiato comportamento dopo la consegna del lavoro.
- Ci sono segnali pubblici di crisi (protesti, procedure concorsuali).
Per le transazioni B2B, una visura camerale aggiornata può rivelare se la società ha subito variazioni societarie recenti o se ci sono procedure in corso. È una verifica che costa pochi euro e può evitare di investire in un recupero che non porterà a nulla.
Se gestisci molte fatture in scadenza, tenere traccia manualmente di chi ha pagato e chi no diventa difficile. Strumenti come BMup mostrano lo stato di ogni fattura emessa e segnalano le scadenze non saldate, ma lo stesso risultato si ottiene con un foglio di calcolo aggiornato ogni settimana — l’importante è che il controllo avvenga con regolarità.
Passo 5 — Messa in mora e accordo stragiudiziale
Se i solleciti non hanno prodotto risposta, il passo successivo è la messa in mora formale: una comunicazione — preferibilmente tramite raccomandata A/R o PEC — che notifica al debitore l’inadempimento e lo costituisce formalmente in mora ai sensi dell’art. 1219 del Codice Civile.
Da questo momento:
- Gli interessi di mora decorrono anche se non erano stati indicati nel contratto originario.
- Il documento diventa una prova formale dell’inadempimento.
In parallelo, si può tentare un accordo stragiudiziale: proposta di pagamento rateizzato, sconto sull’importo in cambio di pagamento immediato, o proroga concordata per iscritto. Un accordo scritto e firmato vale quanto un contratto.
Cosa va storto: si accetta verbalmente un piano di rientro senza mettere nulla per iscritto. Il cliente paga la prima rata e poi sparisce, e non c’è documentazione dell’accordo.
Passo 6 — Il decreto ingiuntivo per piccole imprese
Se il credito non viene saldato e non si trova un accordo, lo strumento legale più rapido per le PMI è il decreto ingiuntivo. Permette di ottenere un titolo esecutivo senza un processo ordinario, in tempi relativamente brevi.
Quando conviene
- Il credito è documentato (fattura, contratto, email di approvazione).
- L’importo giustifica le spese legali (indicativamente, sopra i 1.000-2.000 euro).
- Il debitore ha beni o conti su cui agire.
Come funziona
- Si presenta ricorso al Tribunale competente (o al Giudice di Pace per importi fino a 5.000 euro).
- Il giudice, se la documentazione è in ordine, emette il decreto senza sentire il debitore.
- Il decreto viene notificato al debitore, che ha 40 giorni per opporsi.
- Se non si oppone, il decreto diventa esecutivo e si può procedere con il pignoramento.
Per importi fino a 2.500 euro è possibile procedere senza avvocato, ma la consulenza di un legale specializzato in recupero crediti PMI rimane consigliabile anche per capire se il gioco vale la candela.
Cosa va storto: si avvia il decreto ingiuntivo senza aver verificato se il debitore ha effettivamente beni aggredibili. Un decreto esecutivo contro una società svuotata o in liquidazione non porta a nulla.
Passo 7 — Società di recupero crediti: quando ha senso
Per crediti di importo medio-basso (sotto i 5.000 euro) o quando si vuole evitare il contenzioso legale, ci sono agenzie specializzate in recupero crediti che agiscono per conto del creditore, solitamente a percentuale sull’importo recuperato.
Il vantaggio è che non si anticipano costi fissi. Lo svantaggio è che la percentuale trattenuta può essere significativa (dal 15% al 30% o più), e non tutte le agenzie operano con gli stessi standard.
Prima di affidarsi a un’agenzia, verificare che sia iscritta all’albo delle agenzie di recupero crediti e che il contratto chiarisca le condizioni in caso di mancato recupero.
FAQ — Domande frequenti
Posso applicare interessi di mora anche se non li ho indicati nel contratto?
Sì, nelle transazioni commerciali tra imprese (B2B) gli interessi di mora si applicano automaticamente ai sensi del D.Lgs. 231/2002, anche senza clausola contrattuale. Il tasso è fissato dalla Banca d’Italia e aggiornato ogni semestre.
Quanto tempo ho per agire prima che il credito si prescriva?
Per i crediti derivanti da prestazioni di servizi o forniture, il termine ordinario di prescrizione è dieci anni. Tuttavia, aspettare anni riduce concretamente le possibilità di recupero: il debitore può cessare l’attività, svuotare i conti o diventare insolvente.
Se il cliente contesta la fattura, cosa succede?
La contestazione sospende l’obbligo di pagamento solo se è fondata e documentata. Una contestazione generica o tardiva — cioè sollevata solo dopo il sollecito — non è sufficiente a bloccare il credito. In ogni caso, rispondere per iscritto alla contestazione e documentare la propria posizione è indispensabile prima di procedere legalmente.
Vale la pena avviare un decreto ingiuntivo per poche centinaia di euro?
Raramente. Le spese di notifica, i diritti di cancelleria e l’eventuale parcella legale possono superare l’importo da recuperare. Per crediti piccoli, il tentativo stragiudiziale tramite messa in mora formale è spesso l’unica strada economicamente sensata.
In sintesi
La gestione dei crediti scaduti non è una questione di fortuna: è una procedura. Chi la segue con ordine — verificando prima, documentando sempre, escalando al momento giusto — recupera più spesso e con meno attrito. Chi aspetta che il problema si risolva da solo di solito aspetta troppo.